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Nuove norme per i finanziamenti nell'UE a sostegno del capitale di rischio (venture capital) per le PMI e dell'accesso al credito

19 Dicembre 2011
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L'accesso ai finanziamenti è essenziale per migliorare la competitività e il potenziale di crescita delle piccole e medie imprese (PMI). Nell'attuale contesto di crisi, caratterizzato da un crollo dei prestiti concessi all'economia reale, per le imprese in questione accedere ai prestiti risulta sempre più difficile

(Europa) - 19 dicembre 2011 - Per questo motivo la Commissione ha presentato una strategia volta a semplificare l'accesso ai finanziamenti da parte delle PMI con un piano d'azione che prevede un maggiore sostegno finanziario dal bilancio dell'UE e dalla Banca europea degli investimenti nonché una proposta per un regolamento che stabilisca norme uniformi per la commercializzazione di fondi di capitale di rischio.

Grazie al nuovo regolamento, per le società di capitale di rischio sarà più semplice reperire fondi in tutta Europa destinati al finanziamento di start-up. L'approccio è semplice: una volta rispettati determinati criteri, tutti i gestori di fondi possono raccogliere capitali in tutta l'UE ricorrendo alla designazione "fondo europeo di capitale di rischio". Non sarà più necessario rispondere a requisiti complessi e diversi in ogni Stato membro. Con l'introduzione di un corpus unico di norme, i fondi di capitale di rischio potranno potenzialmente attirare più impegni di capitale aumentando le proprie dimensioni.

Oltre alle misure presentate la settimana scorsa, inclusi gli 1,4 miliardi di euro in nuove garanzie finanziarie previsti nel quadro del programma per la competitività delle imprese e le PMI (COSME (2014-2020) - IP/11/1476), la Banca europea degli investimenti manterrà elevato il livello delle proprie attività di prestito, con un importo vicino ai 10 miliardi di euro del 2011.

Antonio Tajani, commissario responsabile per l'industria e le imprese, ha dichiarato: "Semplificare l'accesso ai finanziamenti per le PMI è la massima priorità per uscire dalla crisi. Il nostro piano d'azione evidenzia come l'Europa stia facendo quanto in suo potere per progredire in tal senso. Miriamo a rafforzare gli strumenti finanziari dell'UE a disposizione delle PMI e a facilitare il loro accesso ai mercati finanziari.

Michel Barnier, commissario responsabile per il Mercato interno e i servizi, ha dichiarato: "L'Europa ha bisogno di aumentare il capitale di rischio, che sosterrà le imprese nel loro percorso verso una maggiore innovazione e competitività, creando così le premesse per il loro futuro. Per promuovere le start-up più promettenti sono necessari fondi di capitale di rischio più grandi e che investano in maniera più diversificata. L'attuale proposta favorirà lo sviluppo di questo mercato emergente".

Piano d'azione per le PMI

Il successo economico dell'Europa dipende in ampia misura dallo sfruttamento del potenziale di crescita delle piccole e medie imprese (PMI). Le PMI rappresentano oltre la metà del valore aggiunto complessivo dell'economia nel settore non finanziario e negli ultimi cinque anni oltre l'80% dei nuovi posti di lavoro sono stati creati proprio nelle PMI. La Commissione europea sta presentando un piano d'azione che contiene i diversi approcci adottati per semplificare l'accesso ai finanziamenti per i 23 milioni di PMI europee e per dare un contributo significativo alla crescita. Le misure proposte, regolamentari e non, sono volte a mantenere il flusso di credito alle PMI e a migliorare il loro a accesso ai mercati dei capitali aumentandone la visibilità agli occhi di chi investe sui mercati delle PMI e nelle partecipazioni in PMI e riducendone gli oneri regolamentari e amministrativi.

Fondi di capitale di rischio per PMI

Il capitale di rischio, con cui si possono finanziare le prime fasi di vita di un'impresa, rappresenta un'importante fonte di investimento a lungo termine di piccole e medie imprese (PMI) giovani e innovative. Tuttavia le piccole dimensioni dei fondi e una disponibilità di capitali contenuta hanno fatto sì che non svolgesse un ruolo più rilevante nel finanziamento delle start-up. Di conseguenza, le PMI dipendono tutt'ora da prestiti bancari a breve termine. Ma nel contesto dell'attuale crisi, caratterizzato da un crollo dei prestiti concessi all'economia reale, per le imprese in questione può risultare davvero difficile accedere a questo tipo di prestito.

I dati esaminati dalla Commissione dimostrano che un'impresa che può contare su investitori in capitale di rischio a lungo termine ha più successo rispetto a un'impresa che può contare soltanto su prestiti bancari a breve termine. Questo dato di fatto è solitamente ricondotto al fatto che un fondo di capitale di rischio prima di investire in un'impresa svolge uno screening rigoroso. Tuttavia i fondi di capitale di rischio sono piccoli e sono ben lontani dalle dimensioni ideali necessarie per concepire una strategia di investimento diversificata che dia un congruo contributo di capitale a imprese individuali e, di conseguenza, che abbia un impatto reale. Mentre i fondi di capitale di rischio all'interno dell'Unione gestiscono in media di 60 milioni di euro, i loro omologhi negli Stati Uniti hanno un portafoglio medio di 130 milioni di euro1. Analisi economiche mostrano che i fondi di capitale di rischio possono davvero fare la differenza per i settori in cui investono nel momento in cui le loro dimensioni raggiungono approssimativamente i 280 milioni di euro2. Inoltre, tra il 1999 e il 2005 i fondi di capitale di rischio statunitensi hanno investito circa 4 milioni di euro per impresa, mentre i loro omologhi in Europa hanno investito solamente circa 2 milioni di euro per impresa. Per quanto riguarda gli investimenti di capitali nelle prime fasi di vita di un'impresa, tra il 2003 e il 2006 i fondi statunitensi hanno raggiunto una media di 2,2 milioni di euro per impresa, mentre in Europa l'investimento medio è stato di 400 000 euro per impresa3.

Fondi di capitale di rischio più grandi equivalgono a maggiori capitali a disposizione delle singole imprese e alla possibilità, per gli stessi fondi, di specializzarsi in determinati settori come la tecnologia dell'informazione, le biotecnologie o la sanità, aiutando al contempo le PMI ad essere più competitive sui mercati globali.

Cfr. anche MEMO/11/879.

Per ulteriori informazioni:

http://ec.europa.eu/enterprise/policies/finance/index_en.htm

Elementi chiave della proposta sul capitale di rischio

  • La proposta istituisce un "corpus unico di norme" uniforme che disciplini la commercializzazione di fondi designati come "fondi di capitale di rischio europei" Un "fondo di capitale di rischio europeo" rispetta i tre seguenti requisiti: 1. investe il 70% del capitale impegnato dai propri finanziatori nelle PMI, 2. fornisce capitale azionario o quasi-azionario a tali PMI (ossia un'iniezione di "capitale fresco") e 3. non ricorre all'indebitamento (in altre parole il fondo non investe più capitale di quanto impegnato dagli investitori e dunque non è indebitato). Tutti i fondi che ricorrono a tale designazione devono rispettare le norme uniformi e gli standard di qualità (incluse le disposizioni in materia di informativa agli investitori e in materia di requisiti operativi) nella loro attività di raccolta di fondi nell'UE. Il "complesso normativo" farà in modo che gli investitori sappiano esattamente quale sia la redditività dell'investimento associato a un fondo di capitale di rischio europeo.

  • La proposta istituisce un "approccio uniforme per le categorie di investitori idonee a impegnare capitale in un "fondo di capitale di rischio europeo". Gli investitori idonei saranno investitori professionisti ai sensi della direttiva sui mercati degli strumenti finanziari (MiFID, cfr. IP/04/546) del 2004 e altri soggetti che investono tradizionalmente nel capitale di rischio (come gli high net worth individuals o i business angels). Le norme uniformi sugli investitori di capitale di rischio faranno in modo che la commercializzazione possa essere adeguata alle esigenze specifiche di tali categorie di investitori.

  • Il regolamento disporrà che tutti i gestori di fondi di capitale di rischio che rispondono ai requisiti posti abbiano un passaporto europeo di commercializzazione che consenta loro di accedere a tutti gli investitori idonei all'interno dell'UE. Ciò costituisce un miglioramento rispetto alle norme precedenti in materia di asset management, in particolare la direttiva sui gestori di fondi d'investimento alternativi (cfr. MEMO/10/572), considerato che il passaporto attuale previsto da quest'ultima direttiva si applica solamente ai gestori che gestiscono attivi per un importo superiore ai 500 milioni di euro. Inoltre le disposizioni della direttiva sui gestori di fondi d'investimento alternativi istituiscono un quadro normativo orientato agli hedge fund e alle società di private equity e si prestano meno per i fondi di capitale di rischio, che saranno oggetto di disposizioni specifiche.

Prossime tappe:

La proposta sul capitale di rischio sarà ora sottoposta al Parlamento europeo e al Consiglio (Stati membri), dove verrà discussa e adottata secondo la procedura di codecisione.

Cfr. anche MEMO/11/880

Per ulteriori informazioni:

http://ec.europa.eu/internal_market/investment/venture_capital_en.htm

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