Gli Stati sono indebitati, ma le aziende stanno bene
«Gli Stati Uniti non stanno poi così male, gli emergenti continueranno a emergere e l'Europa con una sua moneta imperfetta (dalla quale non si può però prescindere), supererà le sue difficoltà»
Ne è convinto Marc Craquelin, direttore degli investimenti di Financière de l'Echiquier. «L'Europa, in particolare, avrà bisogno di essere aiutata, ma dopo un tergiversare che si è protratto per lunghi mesi, la Banca centrale europea dimostra finalmente pragmatismo: gli acquisti diretti di debito sovrano e il rifinanziamento a tre anni proposto alle banche stanno a indicare che le mentalità cambiano. Dopo l'irrigidimento tedesco di settembre e ottobre, il pragmatismo anglosassone messo in atto da un italiano è più che mai in agenda». Quindi tutto bene, abbiamo di fronte un periodo borsistico positivo? Non facciamoci cogliere da eccessivi e facili entusiasmi, perché il salvataggio dell'Europa ha un costo: l'appesantimento fiscale e l'indebolimento delle banche meno inclini a erogare credito continuano a soffiare venti contrari. Non tutto il mondo però è in crisi come l'Europa: negli Stati Uniti la ripresa c'è e gli emergenti continuano a crescere. Come cogliere le opportunità a livello globale? Il ragionamento è giusto, ma noi continuiamo a essere molto cauti. Le prime conclusioni da parte nostra, per quanto riguarda gli investitori del Vecchio continente, sono improntate alla prudenza: restiamo alla larga dalle aziende i cui bilanci sono sotto pressione e preferiamo le imprese che realizzano buona parte del loro fatturato al di fuori dell'Europa. Questo non significa "nascondersi": se i titoli ciclici troppo europei vanno guardati con oculatezza, quelli cosiddetti "mondiali" offrono splendide opportunità. I mercati europei brulicano di campioni mondiali i cui tassi di crescita sono spesso superiori al 5 per cento. Quindi il listino europeo non va abbandonato. E per quanto riguarda le obbligazioni? Quando parlo di "listino", lo intendo in senso ampio: oltre alle azioni, anche i corporate bond sembrano offrire ottimi punti di ingresso. Se gli Stati rasentano il sovraindebitamento, le aziende invece godono di ottima salute. Da due anni lavorano attivamente per migliorare i loro bilanci: il debito sul margine operativo lordo è passato in media da 2,4 a 1,2. Poi ci sono gli emergenti, che continuano a crescere. Qual è la vostra opinione su questa asset class? Investire nei leader mondiali è fonte di sovraperformance. Le costose peripezie europee non ci devono far perdere di vista le tendenze di lungo periodo create dalla crescita duratura che caratterizza i Paesi emergenti. Grazie a internet in Cina, all'arricchimento delle classi medie desiderose di adottare un modello di consumo occidentale con il lusso e allo svilupparsi dei mezzi di pagamento elettronici le opportunità di investimento non mancano.
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